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CHI L’HA VISTO IL PROGRAMMA MINISTERIALE?

CHI L’HA VISTO IL PROGRAMMA MINISTERIALE?

“Ma chi esce da una scuola come la vostra come si trova poi nella scuola classica? E riuscite a ottenere gli obiettivi del programma ministeriale?”

Questo chiedeva un’insegnante della scuola di stato lunedi a Pisa ad un incontro sull’educazione. Mentre Alessandra e Andrea di Scuola Itinerante e Christian di Nature Rock rispondevano un certo fastidio s’impossessava di me.

Mille volte ho risposto a questa domanda e mille volte ho chiesto a chi la poneva ” Ma scusa di quale programma stiamo parlando ?” Io lo cerco da oltre 10 anni e non lo trovo e ho capito che il programma viene spesso confuso col sussidiario. Il ministero pone degli obiettivi attraverso le Indicazioni nazionali per la scuola dell’infanzia, per la scuola primaria e per quella secondaria di primo grado ed è un testo bellissimo.

Un testo che va palesemente nella direzione opposta a quella indicata dal sussidiario che ahimè è diventata prassi consolidata in molte scuole.

Il ministero definisce i bambini “esseri unici e irripetibili e reclama per loro percorsi individuali che tengano conto del loro talento e dei loro interessi. Consigliano le Indicazioni di stimolare i legami cooperativi e di mantenere vive alcuni tesori che i bambini possiedono naturalmente come l’immaginazione la fantasia , la curiosità e quel pensiero critico che Sir Ken RObinson chiama pensiero divergente. Da nessuna parte c’è scritto che si studiano prima i greci e poi i romani ma viene lasciata ampia autonomia all’insegnante che dovrebbe partire da cio’ che suscita interesse nei bambini.

Il ministero non ci chiede di omologare eppure nella scuola viene proposto un programma uguale per tutti attraverso modalità e linguaggi che spesso tagliano fuori molti bambini. La lezione frontale , vetusta e inefficace pratica, è lo strumento didattico piu’ usato e le uniche intelligenze riconosciute sono quelle che Gardner chiama “logico -matematica” e “Verbale”. Chi ha un’intelligenza musicale, o cinestetica o interpersonale è tagliato fuori, considerato inadatto. Costoro hanno un’autostima mortificata e cominciano a pensare di valere poco semplicemente perchè non uniformati a cio’ che la scuola chiede. Il tasso di dispersione scolastico in Italia è ben al di sopra della media europea e io penso che cio’ sia correlato alla dinamica sopra descritta.

Se i bambini sono esseri unici e irripetibili valutarli intorno a dei parametri standard è un’evidente contraddizione.

Se vogliamo stimolare i legami cooperativi dovremmo accentuare i lavori di gruppo, l’attivazione dell’intelligenza collettiva, educare i bambini all’ascolto e all’umiltà. In realtà il sistema basato sui giudizi, i voti, le pagelle le interrogazioni i compiti in classe stimola spesso competizione e non cooperazione.

La curiosità viene spesso mortificata all’interno di quattro mura ed è questa una grave colpa perchè la curiosità è il motore dell’apprendimento. Chi è “curiosus” si prende cura del mondo e in questa maniera di se stesso e degli altri. Chi è curioso si pone molte domande e le domande ci spingono a cercare. Se uno non cerca non trova.

Il pensiero divergente conta poco in una scuola dove si propongono risposte preconfezionate ai bambini dove viene loro richiesto prevalentemente di RIPETERE cio’ che ha detto l’insegnante o il libro senza stimolare percorsi di ricerca alternativi e originali. Anche qui come spesso accade ( ne abbiamo parlato nel precedente articolo) si fa confusione col significato delle parole. RIpetere significa domandare piu’ volte non ridire cio’ che ha detto un altro.

Per la scuola dell’infanzia ci sono 5 campi d’esperienza educativa e i traguardi per ciascuno di essi si raggiungono sfacciatamente in maniera piu’ efficace fuori dall’aula e senza libro didattico. Ma ci pensate che nel campo d’esperienza “Conoscenza del mondo” che ha come obiettivo spiegare ai piccoli i fenomeni naturali la strategia adoperata è spesso quella di delegare al libro didattico. I bambini colorano l’albero spoglio e questa è l’idea di autunno che hanno. Ma l’autunno è qualcosa di più ricco di un semplice albero spoglio, è fatto da colori diversi e incredibilmente bellli, da profumi tipici, da sensazioni inimitabili e possiamo mostrare loro questa ricchezza solo facendola loro vivere nella quotidianità.E poi, se qualcuno ha pure la sfiga come me, di nascere ad Ostia dove gli alberi sono sempreverdi e non perdono le foglie uno cresce con la convinzione che nella sua terra l’autunno non esiste. Figuratevi l’inverno solitamente rappresentato nel libro didattico con un paesaggio innevato. Ad Ostia l’ultima nevicata abbastanza significativa è di molti anni fa e mi ricordo di aver scritto una poesia per celebrare l’eccezionalità dell’evento.

Tutto questo è veramente fastidioso e assurdo. E’ assurdo che alcuni insegnanti siano preda dell’ansia perchè non finiscono un programma che non esiste. E’ assurdo che abbiamo un testo ministeriale bellissimo che spesso disattendiamo.

Anche qui la cultura e la conoscenza sembrano essere l’antidoto per questo male che affligge la nostra scuola.

Vi prego aiutateci nella nostra battaglia.

Spacciate in giro le Indicazioni Ministeriali (le trovate in rete con molta facilità) , sarebbe sufficiente questo per costruire una buona scuola.

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