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Perchè l’educazione emozionale è una preziosa innovazione pedagogica ?

Perchè l’educazione emozionale è una preziosa innovazione pedagogica ?

La prima volta che mi hanno intervistato , circa 7 anni fa, mi chiesero ” L’Asilo nel Bosco è una grande innovazione pedagogica, ci vuole spiegare su quali basi si fonda ? ” E io risposi ” Faccio fatica a considerarla un’innovazione pedagogica. L’essere umano è stato educato in natura per millenni e non conosco pedagogista che non abbia evidenziato le virtu’ dell’educazione all’aria aperta. Avevamo semplicemente perso una buona abitudine e abbiamo pensato, sollecitati dai bambini, che fosse arrivato il tempo di riproporla.” Questo per dirvi che sono abbastanza cauto nel parlare di innovazione . Lo sono perchè penso che la pedagogia abbia dato già un contributo immenso, direi esaustivo, per rispondere a quelli che sono i bisogni dell’essere umano che sempre si ripetono in ogni luogo e in ogni tempo. Poi pero’ ci sono i bisogni che sono specifici di un’epoca e di un dato contesto sociale e in quello risiede l’ambito in cui la pedagogia, che considero proprio per questo una scienza intrinsecamente viva, è chiamata a trasformarsi apportando le necessarie risposte ai bisogni emergenti. Sono d’accordo con Franco Frabboni quando dice che tra le competenze di un educatore oltre a quelle piu’ propriamente pedagogiche, didattiche e e psicologiche ci debbano essere quelle sociologiche . Sempre, dovremmo noi maestri, guardare a quello che succede nella società , al suo continuo trasformarsi, poichè questo implica la nascita di nuovi bisogni e opportunità. E’ fuor di dubbio che compito principale dell’educazione sia quello di tirare fuori il tesoro che ciascun bambino possiede, ma essa deve agire, a mio parere, anche per promuovere il benessere e prevenire il disagio, partendo proprio dalla fotografia scattata su quel che succede nella società . Viviamo in un’epoca in cui, soprattutto nel mondo occidentale, dobbiamo necessariamente ragionare su come prevenire alcune derive , assai diffuse, che impediscono all’essere umano di autorealizzarsi. Lo stress , la depressione, i disturbi d’ansia, l’abuso di alcol, droghe e psicofarmaci, la violenza, i suicidi sono situazioni sempre piu’ diffuse nella nostra società ed esse, nella quasi totalità dei casi , dipendono da un diffusissimo analfabetismo emotivo . Per questo motivo considero l’educazione emozionale un’innovazione pedagogica, poichè essa risponde a bisogni tipici di quest’epoca. E badate bene che i disturbi e le derive sopracitate avvengono sempre in piu’ tenera età, segno questo dell’urgenza di un intervento educativo ( e politico ) che le prevenga. L’educazione emozionale ha proprio questo scopo, anche se essa non si limita solo a prevenire il disagio ma anche a promuovere il benessere come sottolinea lo psicologo argentino Lucas Malaisi, presidente della preziosa Fundacion Educacion Emocional . Imparare a decodificare i messaggi delle nostre emozioni , ad ascoltare la voce del cuore è una competenza importantissima che ci permette per esempio di incontrare la nostra vocazione . E per essere felici questo incontro è veramente fondamentale . Le persone piu’ felici sono quelle che svolgono un lavoro che corrisponde alla loro vocazione e che hanno buone relazioni sociali e per incontrarla si sono poggiate su competenze basiche di quella che Goleman definisce Intelligenza emotiva : autostima, perseveranza, resistenza alle frustrazioni, regolazione emotiva, empatia, abilità sociale ecc ecc . L’educazione emozionale è una strategia educativa, dal grandissimo potenziale, che permea di sè ogni intervento e progettazione educativa . Non puo’ essere solo una materia . Tutti gli adulti è bene che acquisiscano delle competenze emotive e ogni istante è buono per fare educazione emozionale. Sarebbe assurdo che l’insegnante di lettere che si trovi davanti un bambino triste non sfrutti questa opportunità e rimandi la questione all’insegnante di Educazione Emozionale che c’è magari il giorno dopo. Per funzionare dobbiamo considerare l’Educazione Emozionale , una strategia sistemica che lavora in ogni istante, in ogni luogo e soprattutto su tutta la comunità educante : bambini, famiglie e personale scolastico .L’educazione emozionale è una risposta alle necessità sociali non sufficientemente curate nel curriculum accademico ordinario…Lo sviluppo di competenze emotive richiede una pratica continuativa…” ci racconta Rafael Busquerra Alzina docente dell’Università di Barcellona, forse una delle persone che piu’ sta aiutando a diffondere questo approccio educativo . Abbiamo un grande strumento a disposizione, necessitiamo di questa innovazione pedagogica e bisogna farlo con una strategia chiara, con un approccio serio che preveda un’attenta valutazione del percorso, guai a pensare che l’educazione emozionale sia semplicemente una serie di proposte da fare ai bambini. Ce la faremo, l’innovazione è già partita.

di Paolo Mai

Cofondatore Asilo nel Bosco e Piccola Polis, autore de ” La gioia di educare: pedagogia della bruschetta” ,diplomato in ” Educazione emozionale” , Neuroeducazione” e ”’ Educazione emozionale per le famiglie ” presso l’università Villa Maria di Cordoba

 

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