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Quando la vita ti parla con una poesia

Quando la vita ti parla con una poesia

Lo stupore è forse l’emozione che più mi affascina. Nasce dalla bellezza e ti rende vivo, ti sprona a cercare e rende meravigliosa l’attesa .

La vita si colora di tinte sgargianti allorquando ti stupisce e ama farlo non di rado.

E cosi’ mentre cerchi e ti interroghi sospinto da emozioni potenti e magari attraversando il buio quasi ti lasci andare arriva lei e ti stupisce.

Questa volta ha usato la poesia e proprio mentre la rabbia e la tristezza facevano vacillare alcuni principi che da sempre ho seguito , t’arriva lei accarezzandoti e la tristezza e la rabbia si trasformano in un dono prezioso.

Bella storia quando tristezza e rabbia si presentano insieme. L’una ti fa guardare dentro l’altra ti lancia fuori e allora la prospettiva si allarga e in quello spazio capiente si intrufolano insegnamenti e moniti che ti cambiano la vita facendoti piu’ ricco.

Nascono dal dolore e dall’ingiustiza e il loro passaggio lascia ferite profonde, ferite che una volta guarite ti rendono piu’ forte e sicuro.

Le maldicenze di gente avvezza alla menzogna e i goffi tentativi dei manipolatori m’hanno riempito questo periodo di emozioni poco piacevoli ma che hanno aperto porte inaspettate.

Li sono entrati in profondità gli sguardi e la presenza delle persone preziose  e li si è intrufolata la vita , questa volta recitando una poesia, o meglio due.

E cosi’ mentre m’interrogavo sulla giustizia di fronte a una delle tante scelte importanti che la vita ci propone arriva Jorge Luis Borges e attraverso un post di un’amica mi canta “I giusti

Un uomo che coltiva il suo giardino, come voleva Voltaire.
Chi è contento che sulla terra esista la musica.
Chi scopre con piacere una etimologia.
Due impiegati che in un caffè del Sud giocano in silenzio agli scacchi.
Il ceramista che intuisce un colore e una forma.
Il tipografo che compone bene questa pagina che forse non gli piace.
Una donna e un uomo che leggono le terzine finali di un certo canto.
Chi accarezza un animale addormentato.
Chi giustifica o vuole giustificare un male che gli hanno fatto.
Chi è contento che sulla terra ci sia Stevenson.
Chi preferisce che abbiano ragione gli altri.
Tali persone, che si ignorano, stanno salvando il mondo.

Capite che per me che adoro Voltaire e che in questo periodo non faccio altro che ascoltare musica e cercare l’etimologia delle parole questo incipit m’abbia leggermente incuriosito. Giungo alla fine e m’accorgo chiaramente che Borges stava parlando con me e che mi stava sfacciatamente dando una risposta ai miei interrogativi e  dolce sollievo alla mia anima.

Poi compare lei Daniela, meravigliosa cantrice di Trilussa e non solo. Mentre nella solita meravigliosa atmosfera di Panta Rei ci accingevamo a mangiare lei decide di fare un dono a tutti noi, un dono tanto inaspettato quanto prezioso.

E comincia a declamare “Il trionfo di Bacco e Arianna”. Un canto carnevalesco e di gente mascherata ne vedo bazzicare a iosa in questo periodo. E cosi’ anche Lorenzo De Medici si fa messaggero e io ne godo immensamente travolto questa volta da emozioni piacevolissime e chiarificatrici.

…….Queste ninfe anche hanno caro
da lor essere ingannate:
non può fare a Amor riparo
se non gente rozze e ingrate:
ora, insieme mescolate,
suonon, canton tuttavia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c’è certezza.

………..Mida vien drieto a costoro:
ciò che tocca, oro diventa.
E che gioia aver tesoro,
s’altri poi non si contenta?
Che dolcezza vuoi che senta
chi ha sete tuttavia?
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c’è certezza……..

Anche qui m’accorgo chiaramente che queste rime mi stanno parlando e forse lo stanno facendo pure con voi se vi siete imbattuti in questo post. E’ assai probabile e l’invito è a scoprire da voi le altre strofe di questa bellissima poesia ma il finale ve lo regalo io che è di una bellezza  sconvolgente

Donne e giovinetti amanti,
viva Bacco e viva Amore!
Ciascun suoni, balli e canti!
Arda di dolcezza il core!
Non fatica, non dolore!
Ciò c’ha esser, convien sia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c’è certezza.

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